Tutti la scelgono come base per visitare i famosissimi Borobudur e Pranbanan (templi sacri di cui vi parlo dopo) ma quì c’è molto di più.

La cosa migliore che potete fare è perdervi. Proprio così! Perchè città come Yogya (la chiamano così) sono da vivere per la strada, addentrandosi nei mercati, spulciando nelle bancarelle e fermandosi a fotografare murales sorprendenti.. non per niente è definita la città artistica del paese. Si possono comprare bellissimi Batik, tessuti con stampe originali e colorate che vengono realizzati secondo l’antica tecnica della colatura della cera; potrete assaggiare frutta multicolor e iniziare a prender un po’ confidenza con la cucina indonesiana.

La Malioboro street è la più frequentata, sia di giorno che di sera ma attenzione che non servono quasi da nessuna parte alcolici, quindi farete un po’ fatica a trovare un bar per una pausa a base di birra gelata.

Se cercate la zona ‘occidentale’ dirigetevi verso Sorsowijayan street; lì potrete incontrare altri traveller che come voi vorranno scambiarsi info e opinioni di viaggio (non lo facciamo sempre?!) 🙂

Noi ci siamo fermate al Batik Resto, un bar carino, accogliente e con tanti viaggiatori che chiaccherano al suo interno. Facevano l’happy hour quindi ci siamo fermate quì per una pausa relax a fine giornata.

Per cena potete provare il Bedhot Resto, informale, economico ma decisamente carino, con anche qualche piatto un po’ strano come notate dalla foto quì sotto.

Un delle cose che ho preferito vesitare a Yogya sono i mercati. Il Beringharjo market, il più grande, al coperto e dove si può comprare dai vestiti al cibo agli oggetti per la casa. variopinto si ma mi pareva di essere in un centro commerciale.

Un mercato invece che ho trovato sconcertante e favoloso è il Pasar Serengan (pasar sta per mercato in lingia Bahasa). Nessuna guida o sito web vi segnalerà mai questo mercato perchè è defilato e tutto sommato abbastanza piccolo ma se non avete paura di immergervi nella cultura locale a stretto contatto con gli abitanti allora andate quì! Si vende quasi solo cibo, spezie e fiori, è tutto molto buio e la gente ti guarda come se ti fossi perso ma, come in tutto il sud est asiatico, basta un sorrisone per farci accettare e sorridere a loro volta. Credo che le foto racconteranno più delle mie mille parole.

A me e alla mia compagnia di viaggio Francesca è rimasta nel cuore la nostra padrona di casa che ci ha fatto vivere letteralmente come farebbe un abitante di Yogya, giocare con la sua bimba e insegnato anche a preparare il famoso sambal, questa salsa densa pesantissima con un kg di aglio e peperoncino, tipica dell’Indonesia e anche della Malaysia.E vabbè… la gente di Yogya è speciale…

Terima kasih 🙂

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